LETTERA AL CAPO DELLA REDAZIONE DI CUNEO – LA STAMPA
Egregio Caporedattore La Stampa Cuneo,
abbiamo letto con attenzione l’intervento di Michelangelo Pellegrino che ha analizzato in maniera molto condivisibile la questione legata alla realizzazione degli invasi.
Ci permettiamo di sottolineare che il problema italiano della lentezza con cui le opere pubbliche vengono realizzate vada ricondotto a un’eccessiva stratificazione delle competenze e al “difetto” che Pellegrino evidenzia, cioè il sostanziale consenso di tutti a che le opere vengano realizzate, purché a casa d’altri. La solita, vecchia “sindrome Nimby” che da tanti anni ha fermato le grandi opere, il progresso e lo sviluppo economico in Italia rispetto ad altre nazioni.
I ricorsi, le opposizioni, i comitati del no che vanno via via formandosi sono spesso mossi da questioni ideologiche che poco hanno a che fare con la sostanza delle questioni e men che meno con gli aspetti tecnico-scientifici.
In ambito invasi, per non andare lontano, basti ricordare il mini-invaso di Rivoira di Boves, bloccato per molto tempo da un ricorso, che con il senno di poi si è rivelato un progetto molto utile per la zona e con scarsissimo impatto ambientale.
Peraltro, chi ricorre sono sempre le stesse associazioni che pregiudizialmente non vogliono gli invasi, e quindi formulano ricorsi seriali e formano comitati del no fotocopia: ma poi, quando la Regione Piemonte istituisce una norma per gestire con maggiore flessibilità il deflusso ecologico scatenano un’opposizione pregiudiziale, adducendo presunte illegittimità tutte da dimostrare in quanto le osservazioni del Ministero saranno presto oggetto di puntuale controdeduzione da parte della Regione, con conseguente permanenza in vigore di quanto deliberato dal Consiglio Regionale.
Gli invasi – come sottolineato ancora di recente dalle associazioni di categoria agricole – sono uno strumento strategico per tantissimi aspetti: la gestione della risorsa idrica in anni di grande instabilità climatica che passa da piogge improvvise a prolungati periodi di siccità; la produzione di energia elettrica; l’opportunità di sviluppo turistico e naturalistico; il consumo umano; il governo e gestione razionale e strategico dell’assetto idrogeologico del territorio; l’antincendio boschivo. Troppe ragioni per cui costruirne di nuovi e metterli a disposizione della collettività piemontese deve essere prioritario.
Siamo convinti che un buon punto di partenza sia una revisione normativa in materia. Nei prossimi mesi l’Assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte, guidato da Paolo Bongioanni, presenterà un profonda riforma della Legge 21/1999 sui Consorzi Irrigui nell’ottica di fornire strumenti maggiori, più efficaci e determinanti per progettare e finanziare opere irrigue. Già oggi la Regione sostiene con un bando da 4,1 milioni le aziende agricole per lo stoccaggio di risorse idriche fra cui la realizzazione di piccoli invasi.
Il Gruppo consiliare di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale sta lavorando per depositare in autunno una Proposta di Legge al Parlamento che avrà come primo firmatario il Consigliere Claudio Sacchetto e che – partendo dallo spunto del Decreto Genova che ha portato alla ricostruzione del ponte Morandi in modo celere e tecnicamente ineccepibile e che è stato dichiarato legittimo e costituzionale dalla Corte Costituzionale – impegni il Parlamento ad approvare una Legge che permetta ai progetti di invasi, alla luce dell’urgenza di essere costruiti e cbe abbiano superato tutti i passaggi tecnico-scientifici e istituzionali, di non poter più subire opposizioni e ricorsi e di concludere celermente l’iter burocratico ed essere dichiarati cantierabili nel breve periodo.
Solo con una Legge nazionale sul modello del Decreto Genova potremo finalmente costruire gli invasi di cui il Cuneese e tutto il Piemonte hanno bisogno, con buona pace dei signori del “no a tutto” che proprio per questo si dimostrano una volta di più guidati da ideologie astratte e sradicate dalla realtà. Come stanno incominciando a capire anche tanti che li hanno seguiti finora.